La salute globale migliora, ma troppo lentamente e con equilibri sempre più fragili. È il messaggio che emerge dal nuovo rapporto Organizzazione Mondiale della Sanità “World Health Statistics 2026”, secondo cui nessuno degli obiettivi sanitari dell’Agenda 2030 risulta oggi realmente in linea con i target fissati dalle Nazioni Unite. L’OMS riconosce che negli ultimi vent’anni vaccini, prevenzione e investimenti sanitari hanno prodotto risultati significativi: le nuove infezioni da Hiv sono diminuite del 40% dal 2010, cresce l’accesso ad acqua potabile e servizi igienici e si riduce il numero di persone colpite da malattie tropicali neglette. Tuttavia, il rapporto sottolinea che i progressi stanno rallentando a causa degli effetti del Covid, delle tensioni economiche internazionali, dell’invecchiamento della popolazione e della crescita delle malattie croniche.
Il documento evidenzia come alcuni indicatori mostrino addirittura inversioni di tendenza. La malaria è aumentata dell’8,5% rispetto al 2015, le coperture vaccinali pediatriche restano sotto il target globale del 90% e continuano a crescere sovrappeso infantile e anemia nelle donne in età riproduttiva. L’OMS descrive il Covid-19 come uno spartiacque epidemiologico e organizzativo: tra il 2020 e il 2023 la pandemia è stata associata a oltre 22 milioni di morti in eccesso nel mondo e ha lasciato sistemi sanitari più fragili, rallentando campagne vaccinali, prevenzione e diagnosi. Anche la copertura sanitaria universale mostra segnali di rallentamento: circa un quarto della popolazione mondiale continua a sostenere spese sanitarie dirette tali da creare difficoltà economiche rilevanti.
Tra i punti più critici evidenziati dal rapporto c’è inoltre la debolezza dei sistemi informativi sanitari. Alla fine del 2025 solo il 18% dei Paesi trasmetteva dati completi di mortalità entro un anno e quasi un terzo non aveva mai inviato informazioni dettagliate sulle cause di morte. Nel focus dedicato all’Italia, l’OMS descrive un Paese con elevata aspettativa di vita e bassa mortalità infantile, ma segnala anche criticità persistenti: copertura insufficiente per la seconda dose del vaccino contro il morbillo, forte peso della spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini e squilibrio tra numero di medici e personale infermieristico. Il messaggio finale del rapporto è chiaro: i progressi ottenuti negli ultimi decenni non possono più essere considerati acquisiti e senza nuovi investimenti, prevenzione e programmazione il rischio è un rallentamento strutturale della salute globale.
La Redazione
Source: DOTTNET