Terapie geniche: Big Pharma vuole farle “in casa”

Pfizer ha investito 600 milioni Dollari, Novartis 500 milioni, e c’è da scommettere che altre big del pharma le seguiranno a breve: si tratta degli investimenti legati alla produzione delle terapie geniche: la necessità di cercare gestirle in maniera efficace e di controllare il più possibile la loro produzione e i costi ad essa collegati, stanno inducendo le multinazionali farmaceutiche attive in questo business e realizzare dei propri impianti per gestire internamente il processo a loro collegato.

La realizzazione di strutture interne permette di salvaguardare l’unicità dei metodi di produzione di cui le aziende sono proprietarie e di affrontare con più efficacia eventuali obiezioni sollevate dalle autorità regolatorie. L’investimento nella realizzazione di queste strutture trova una sua ragion d’essere nel fatto che la terapia genica è una delle aree su cui si sta concentrando maggiormente la ricerca farmacologica e l’arrivo di questi trattamenti sul mercato sarà accellerato dagli enti regolatori, in particolare dalla FDA. Tuttavia i rischi di tale approccio sono elevati perché si tratta di effettuare elevati investimenti dedicati a terapie che non sono state ancora approvate o, in alcuni casi, che non hanno neanche dimostrato un vantaggio.

Finora la FDA ha approvati due terapie geniche, ma entro il 2022 sono 40 le nuove terapie che si prevede essere immesse sul mercato statunitense, in particolare nelle aree terapeutiche dell’emofilia, della distrofia muscolare di Duchenne e dell’anemia falciform.

 

Dino Biselli

Source: Daily Health Industry