Nell’ambito delle aziende farmaceutiche aderenti a Farmindustria esiste un club ristretto denominato “Fab13”: si tratta delle 13 imprese farmaceutiche a capitale italiano. Il 15 marzo queste aziende hanno promosso il convegno 'Il ruolo sociale e strategico dell'industria farmaceutica italiana. Ricerca scientifica, innovazione, sviluppo e occupazione' che si è tenuto presso il Tempio di Adriano a Roma, occasione durante la quale hanno voluto sottolineare il loro importante contributo all’industria farmaceutica nazionale.
Infatti, prendendo come riferimento il 2020, il loro fatturato complessivo è stato pari a 2,5 miliardi di euro, con investimenti di 1,2 miliardi in Ricerca e Sviluppo; progetti di investimento per quasi 3 miliardi nei prossimi 3 anni. L'occupazione complessiva è stata di oltre 44.500 unità cresciuta a livello globale di quasi 1.000 unità (+2,2%) con un impatto complessivo sul sistema economico di oltre 60mila addetti.
Abiogen Pharma, Alfasigma, Angelini Pharma, Chiesi Farmaceutici, Dompé Farmaceutici, I.B.N Savio, Italfarmaco, Kedrion, Menarini, Molteni: rappresentano aziende, a prevalente controllo familiare, si distinguono per avere sedi e stabilimenti produttivi in Italia, per investimenti miliardari effettuati nel nostro paese, e per il pagamento delle imposte in Italia, sebbene il 70% delle vendite siano estere contro il 40% circa della media dell'industria farmaceutica.
Il convegno ha rappresentato anche l’opportunità per sottolineare alcune azioni politiche contraddittorie che, se confermate, porterebbero a una compressione dell'industria farmaceutica nazionale che creerebbe un'ulteriore dipendenza italiana dall'estero.
In particolare, si è sottolineato come la riduzione del Patent Box, l’indebolimento della privativa industriale con il Ddl sulla Concorrenza, la revisione del prontuario con il criterio della sovrapponibilità terapeutica, l’ alterazione dei canali distributivi regionali a scapito in particolare delle imprese nazionali, rappresentano tutte minacce alla crescita della aziende farmaceutiche a capitale italiano.
A tutto ciò si aggiunga anche l'incremento dei costi delle materie prime e i rincari dell'energia che determinano onerosità produttive fuori controllo: infatti, a differenza di altri settori industriali, i costi non possono essere scaricati sui prezzi finali dei farmaci, che sono imposti e regolati.
Dino Biselli
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Autore: Umberto Pizzi (2022), Umberto Pizzi (2022)
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