Intervista a tutto campo quella pubblicata su Quotidiano Sanità che ha visto Guido Rasi, Professore di Microbiologia all'Università di Roma Tor Vergata ed ex direttore dell’Ema dal 2011 a novembre 2020, rispondere alle domande di Camilla de Fazio.
Visto il recente avvicendamento alla guida dell’Agenzia Europea del Farmaco, una parte dell’intervista è stata dedicata alle difficoltà legate ai vaccini anti Covid-19. Il Professor Rasi a riguardo non è molto sorpreso delle difficoltà che le aziende farmaceutiche che hanno sviluppato vaccini anti Covid stanno incontrando nel produrre le dosi nei numeri richiesti.
Sapevamo che la produzione sarebbe stata stata simultanea e universale, e questo è un inedito, non è mai avvenuto per nessun farmaco al mondo. Quindi, si prevedevano grandi difficoltà nella disponibilità e nella distribuzione. Per questa ragione ai governi è stato raccomandato di mettere a punto vari piani concomitanti e paralleli in risposta a diversi possibili scenari. La situazione attuale era prevedibile, è stata prevista ed è stata comunicata l’eventualità che si verificasse.
Per superare questo limite produttivo, il Professor Rasi plaude ai due distinti accordi raggiunti fra e Sanofi e Novartis con Pfizer/Biontech attraverso i quali gli stabilimenti della multinazionale francese e di quella svizzera produrranno il vaccino del consorzio tedesco-americano.
Ora la produzione è in difficoltà e l’impressionante capacità produttiva non è sufficiente. I vaccini sono stati autorizzati da un mese e già sono stati stipulati accordi con altre industrie. Di solito gli accordi di produzione di un farmaco da secondi produttori vengono stipulati dopo uno o due anni dal lancio il commercio. In questo caso si è passati a questa fase in poche settimane. È chiaro che la nostra pressione sociale ed emotiva va a un’altra velocità, ma rispetto al passato i tempi sono stati molto brevi.
Al contrario, il Professor Rasi nutre seri dubbi riguardo la fattibilità della strategia che prevede la rinuncia al brevetto del vaccino anti Covid, almeno fino alla fine della pandemia, da parte delle aziende che detengono tale asset, o l’opzione del ricorso alla licenza obbligatoria.
Invece, l’intervento pubblico, qualora messo in atto, dovrebbe essere concentrato su interventi in grado di supportare riconversioni ed investimenti in produttori più piccoli dei colossi farmaceutici, al fine di facilitare accordi con i realizzatori dei vaccini. In quest’ottica l’intervento pubblico può favorire una riduzione di i costi e mettere un piccolo/medio produttore in condizione di produrre il vaccino. Le iniziative che vengono dall’industria possono essere affiancate, quindi, dalle iniziative pubbliche.
Infine, secondo il parere del Professor Rasi, il piano vaccinale italiano risulta essere alquanto carente
Finora in Italia è stata gestita la fase molto semplice di somministrare i vaccini disponibili al personale sanitario. Quindi non si può ancora valutare la campagna vaccinale. Non ho studiato a fondo il piano italiano, ma mi sembra che non ci siano misure strutturali per gestire un periodo lungo (un anno se tutto va bene, altrimenti anche di più), né che siano stati previsti adattamenti strategici ai vari scenari.
Per leggere l’intervista completa, clicca su questo link: http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=92004
Dino Biselli
Source: Quotidianosanita.it