Report Eurispes: italiani bocciano gestione pandemia e comunicazione su Covid-19

Una parte del Rapporto Italia 2022 realizzato da Eurispes è dedicata alle opinioni degli italiani sulla pandemia e su come sia stata gestita la comunicazione riguardante la diffusione del Covid-19 e le misure adottate per contrastarne la diffusione.

I primi dati che balzano immediatamente all’attenzione è relativa al grado di approvazione sulla strategia adottata per gestire la pandemia, bocciata dalla maggioranza degli italiani con il 55,8% di opinioni negative. Inoltre, il 62% degli italiani dichiara di non è più disposto a limitare la propria libertà a causa del Covid. Nonostante queste cifre, Eurispes rileva che la fedeltà alla scienza non è stata intaccata.

Interessanti i dati relativi alle opinioni sulle origini della pandemia: il 46,6% ammette di non avere idea di come si sia originata la pandemia da Covid-19; il 25,7% ritiene che sia stata creata da artificiosamente da qualche soggetto (singolo o statuale) che ne ha tratto vantaggio (la Cina o i cosiddetti poteri forti); il 22,9% afferma che si è trattato solo di una casualità; il 4,8% afferma, al di là di ogni evidenza, che non esiste nessuna vera pandemia.

Il 35,6% dei privi di titolo e possessori di licenza elementare ritiene che esistano dei colpevoli che hanno generato la pandemia. All’innalzarsi del livello di istruzione sale la quota di chi ritiene che non sia colpa di nessuno (31,8% dei laureati). Tra i laureati, i sostenitori dell’ipotesi che si sia trattato di un caso prevalgono rispetto a chi crede che ci sia un colpevole. I laureati rispondono con minor frequenza (38,5%), rispetto agli altri, di non sapere se il Covid-19 abbia origine casuale o colposa.

Infine, alcune considerazioni contenute nel report, relative alla condizione psicologica degli italiani durante l’emergenza sanitaria. La maggioranza dei cittadini afferma di essersi sentita di umore più instabile (58,4%), più demotivata (57,3%), più ansiosa (53,3%) dall’inizio della pandemia. Meno della metà del campione, ma una percentuale certamente rilevante (42,9%) riferisce di essersi sentito più depresso.

I giovani dichiarano di essersi sentiti depressi dall’inizio della pandemia con frequenza maggiore rispetto agli adulti e, ancor più, agli anziani. Tra i ragazzi dai 18 ai 24 anni lo riferisce oltre la metà (53,9%) e tra i 25 ed i 34 anni il 47,4%; la percentuale cala al 43,7% dai 35 ai 44 anni, al 42% dai 45 ai 64 anni, fino al valore più basso dai 65 anni in su (37,8%).

La stessa tendenza si osserva, infatti, indagando il senso di demotivazione: ammette di averlo sperimentato maggiormente con la pandemia il 68,5% dei giovanissimi, a fronte del 48,5% dei più maturi.

Anche l’instabilità dell’umore ha riguardato quote maggiori nelle fasce d’età più giovani: il 71,6% dei 18-24enni, il 65,5% dei 25-34enni, il 60,3% dei 35-44enni, il 57,3% dei 45-64enni e la metà degli ultrasessantaquattrenni (50,9%). Sia pur con differenze meno marcate, i ragazzi dichiarano di essersi sentiti più ansiosi con maggior frequenza rispetto ai più maturi (il 59,4% dei più giovani, contro il 48,5% degli anziani).

 

Dino Biselli

Source: Quotidianosanità.it