Fra i nuovi farmaci attualmente in fase di sperimentazione per contrastare COVID-19, remdesivir è sicuramente uno fra quelli che la comunità scientifica nel suo complesso ritiene essere un candidato promettente per sconfiggere l’infezione provocata dal virus SarsCov2. Proprio per questo motivo, la pubblicazione della notizia con la quale si rende noto che, dall’analisi dei dati su un gruppo di 53 pazienti affetti da COVID-19 a cui è stato somministrato remdesivir per uso compassionevole, ben due terzi di essi hanno mostrato dei benefici a seguito del trattamento, ha destato molto interesse e generato molte speranze.
Tuttavia, come per tutte le sperimentazioni cliniche relative a farmaci e vaccini, occorre essere razionali e mantenersi lucidi nell’analisi dei dati che vengono resi pubblici dal New England Journal of Medicine (NEJM), andando a verificare la qualità e la congruità dei presupposti che li hanno generati. In questo caso, il limiti dell’informazione che è stata fornita sono molti e di diversa natura. Solo per citarne alcuni:
- questo studio si basa su un numero molto limitato di pazienti;
- i pazienti a cui è stato somministrato remdesivir non sono stati reclutati per un clinical trial ma sono stati ammessi al programma per uso compassionevole del farmaco;
- i sintomi presentati dai pazienti (e il loro livello di gravità) sono molto differenti fra loro;
- non ci sono dati estratti da un gruppo di controllo randomizzato necessario per effettuare un confronto relativo soprattutto all’efficacia;
- una durata del follow-up troppo breve per avere delle indicazioni attendibili (da segnalare che 8 pazienti sono deceduti entro una media di 18 giorni dall’inizio del follow-up, mentre altri 10 non hanno avuto alcun mutamento nella loro condizione di salute);
Maggiori indicazioni, e sicuramente con una valenza scientifica molto più rilevante rispetto a questa prima esposizione di dati saranno fornite nei prossimi mesi dalle sperimentazioni cliniche già in corso o di prossimo avvio che vedono protagonista remdesivir.
Non è un caso che anche la stessa Gilead, la multinazionale tecnologica californiana che sta conducendo lo sviluppo del farmaco, stia applicando la medesima prudenza osservata fin da quando si è paventata l’ipotesi di poter utilizzare remdesivir contro COVID-19 anche nel commentare questi dati, rimandando ogni commento alla conclusione degli attuali studi di fase 3 ancora aperti, e cercano di esplorare tutte le potenzialità del farmaco attraverso il suo impiego in nuovi studi appositamente dedicati.
(Sintesi e commento di un articolo di Phil Taylor)
Dino Biselli
Source: PharmaPhorum