Hacker cinesi colpiscono la ricerca sul cancro

La pirateria informatica sono una costante dei nostri tempi: la mole quotidiana di attività di cyber spionaggio, attacchi virali ai software e altre forme di criminalità informatica ha raggiunto livelli impressionanti. Nessun paese si può dire immune dall’essere vittima di cyber spionaggio ma, contemporaneamente, nessun paese può ritenersi un logo dove tale crimine non si origina. Esistono però delle nazioni con una maggiore “densità” di hacker rispetto ad altri, e fra queste c’è sicuramente la Repubblica Popolare Cinese

Nel report intitolato “Double Dragon, APT41, a dual espionage and cyber crime operation“, Luke McNamara, Principal Analyst di FireEye, azienda americana che si occupa di sicurezza informatica, ha lanciato un avvertimento che segna in qualche modo un salto di qualità nelle operazioni di cyber spionaggio cinese: infatti un gruppo di hacker asiatici che da sempre prendono di mira tutti i settori industriali, hanno cominciato a colpire anche l’ambito relativo alla ricerca sul cancro.

La Cina ha infatti avviato un progetto politico denominato “Made in China 2025” per mezzo del quale si propone di sostenere la sua industria farmaceutica e la produzione di farmaci antitumorali (a prezzi nettamente inferiori a quelli prodotti dalle aziende occidentali) per tentare di contrastare gli effetti dell’aumento dell’invecchiamento della popolazione e della continua diffusione di tumori.

Il rapporto ha individuato i centri di ricerca medica come il ventre molle di questa filiera, in quanto dotati di sistema di cyber security di efficacia inferiore rispetto a quelli a protezione di altri soggetti. Infatti, negli ultimi anni i centri di ricerca medica dedicati al cancro sono stati soggetti a molti attacchi da parte degli hacker cinesi.

 

Dino Biselli

Source: Aboutpharma