L'insorgere e il diffondersi del Coronavirus non hanno solamente delle implicazioni di tipo medico e sanitario, ma anche economiche. Le limitazioni dei voli aerei da e per la Cina, la quarantena forzata di un’intera regione cinese, il blocco delle attività produttive nelle grandi fabbriche ed altre misure di contenimento adottate dal governo cinese, sono tutte misure utili per cercare di limitare la circolazione del Coronavirus sul territorio cinese ed evitare la sua propagazione all’esterno della Cina, ma che hanno un indubbio impatto non solo sull’economia cinese ma anche sul tessuto economico globale.
Anche il settore farmaceutico potrebbe subire un contraccolpo dalla situazione che si è creata e che coinvolge direttamente la seconda potenza economica mondiale. Tuttavia, secondo un recente rapporto di Moody’s, le aziende biofarmaceutiche in particolare potrebbero essere meno colpite rispetto ai player degli altri settori.
Entrando nei particolari, se la durata dell’epidemia dovesse essere lunga, i produttori di farmaci branded potrebbero soffrire una riduzione della domanda di farmaci innovativi in Cina, mentre si potrebbe assistere anche ad un accumulo di scorte di alcuni farmaci (in particolare gli antivirali).
I produttori di generici potrebbero rischiare di assistere all’interruzione dell’offerta dei farmaci, poiché essi dipendono dalla Cina per il rifornimento dei principi farmaceutici attivi. Al contrario è Moody’s ritiene improbabile che le case farmaceutiche attive nella produzione di nuovi farmaci possano essere soggette ad interruzioni materiali dell’offerta globale, in quanto non hanno una forte presenza manifatturiera in Cina.
Dino Biselli
Source: Daily Health Industry