Su Lancet uno studio analizza la longevità italiana

Non è una novità, anzi è un fatto ormai risaputo e consolidato negli anni: la speranza di vita della popolazione italiana è tra le più alte del mondo e i principali indicatori sanitari sono tra i migliori in Europa. L’ultima conferma in ordine di tempo di questi assunti viene da uno studio pubblicato su The Lancet basato sull’analisi delle stime derivate dal Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study(GBD).
La base dati analizzata dallo studio prende in considerazione un lasso di tempo che va dal 1990 al 2017 e si compone di informazioni relative alla prevalenza, cause di morte, anni di vita persi, anni vissuti con disabilità, attesa di vita corretta per disabilità, aspettativa di vita alla nascita e a 65 anni, aspettativa di vita sana e Healthcare Access and Quality index (indice HAQ). Occorre anche precisare che le stime per l'Italia sono state confrontate con quelle di altri 15 paesi dell'Europa occidentale.
Nel 2017, l'aspettativa di vita alla nascita ha raggiunto 85,3 anni per le femmine e 80,8 per i maschi, mentre nel periodo 1990-2017 i tassi di mortalità dovuti a patologie cardiovascolari sono diminuiti del 53,7%, per le neoplasie del 28,2 % e per gli infortuni durante il trasporto del 62,1%. La combinazione di bassa fertilità e alta aspettativa di vita ha portato a un rapido cambiamento nella struttura della popolazione, con l'età media della popolazione che è passata da 39 anni nel 1990 a 45 anni nel 2017. 
Tutto ciò sta causando un costante invecchiamento della popolazione che determina un aumento del carico di malattie croniche specifiche, soprattutto di tipo neurodegenerativo.
Lo studio conclude che questi risultati, che permettono una condizione di salute generalmente buona della popolazione, sono stati possibili grazie alla presenza del Servizio Sanitario Nazionale e uno stile di vita sano. Tuttavia nello studio si sottolinea anche che esistono dei fattori di criticità sia per il primo fattore (il livello del servizio offerto dal SSN risente della forte differenziazione regionale che lo caratterizza) sia per il secondo (già oggi l'Italia ha il secondo tasso più alto di obesità infantile in Europa, che probabilmente influenzerà negativamente la salute della popolazione in futuro).

 

Dino Biselli

Source: Quotidianosanita.it