Anche il consumo di farmaci ospedalieri ha subito gli effetti della pandemia da Covid-19: i dati di IQVIA relativi al 2020 sono molto eloquenti in proposito, con un calo a valori nei consumi pari a -5,7% rispetto al 2019, al quale è corrisposto un calo del -14% a volumi.
Tale calo nei consumi dei farmaci ospedalieri è dovuto principalmente ad un mancato accesso alle cure per le malattie non-Covid con una rilevante percentuale di pazienti in terapia che hanno rinunciato alle cure ospedaliere per timore dell’infezione da Covid-19.
Andando ad analizzare la situazione a livello di singola classe di farmaci, quelle maggiormente impattate dal Covid sono la classe dei antimicrobici (-13% a valori e -22% a volumi), e quella dei corticosteroidi (-14% a valori), anche se con la rilevante eccezione del desametasone. Importante la contrazione nel consumo dei medicinali contro l’epatite C (Hcv), anche se in questo caso si è trattata di una diminuzione dovuta al progressiva mancanza di pazienti con diagnosi nota di HCV. Nel 2020 il calo nel consumo di farmaci anti-Hcv ha significato un risparmio di 509 milioni di euro per il Ssn rispetto al 2019 (-60% vs 2019),e l’obiettivo nel prossimo futuro è quello di riuscire a trattare chi non sa di essere positivo all’Hcv.
Alla contrazione della spesa ha contribuito anche la crescita nell’uso di biosimilari in immunologia, che è andata ad incidere sulla contrazione a valori dei consumi di farmaci ospedalieri. Infatti, nel 2020 l’utilizzo dei biosimilari al posto dei farmaci originator, ha indotto un risparmio di 94 milioni rispetto al 2019 (-23%).
Andamento positivo, invece, per le eparine, segmento che è aumentato del 3% in ospedale e del 18% in distribuzione per conto (Dpc).
Dino Biselli
Source: Aboutpharma