FDA approva Aficamten: nuova opzione per la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva

L’FDA ha approvato Aficamten per il trattamento degli adulti affetti da cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva sintomatica (oHCM), con l’obiettivo di migliorare la capacità funzionale e ridurre i sintomi della malattia. Si tratta del primo farmaco autorizzato per Cytokinetics, l’azienda che lo ha sviluppato, e rappresenta un passaggio significativo per una patologia caratterizzata da un elevato carico clinico e da opzioni terapeutiche mirate finora limitate. Secondo Martin Maron, principal investigator dello studio SEQUOIA-HCM, l’approvazione costituisce «un’importante aggiunta alle opzioni terapeutiche per i pazienti con oHCM», sottolineando in particolare i benefici sulla capacità di esercizio e sulla sintomatologia. Anche le associazioni dei pazienti descrivono l’arrivo del farmaco come una svolta attesa da tempo, in grado di offrire nuove prospettive a chi convive quotidianamente con limitazioni funzionali e sintomi invalidanti. Nella cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva, il muscolo cardiaco — soprattutto a livello del ventricolo sinistro — risulta ispessito e si contrae in maniera eccessiva. Questa ipercontrattilità provoca l’ostruzione del tratto di efflusso ventricolare sinistro, determinando un aumento dei gradienti pressori e la comparsa di sintomi quali dispnea, affaticamento, dolore toracico e sincope.

Alla base del quadro patologico vi è un’alterazione del funzionamento del sarcomero: un numero troppo elevato di teste di miosina cardiaca resta in uno stato attivo, favorendo la formazione di ponti actina-miosina e producendo una contrazione eccessivamente potente e rigida. Aficamten interviene direttamente su questo meccanismo molecolare: è un inibitore allosterico e reversibile della miosina cardiaca che si lega a un sito regolatorio della proteina, riducendo il numero di teste di miosina disponibili per l’interazione con l’actina. In questo modo la forza di contrazione del miocardio diminuisce in maniera controllata, senza compromettere la funzione cardiaca, ma riportandola verso valori più fisiologici. La riduzione dell’ipercontrattilità comporta un abbassamento dell’ostruzione del tratto di efflusso del ventricolo sinistro, con conseguente miglioramento del flusso ematico, della portata cardiaca efficace e della capacità di esercizio. Questo meccanismo consente di alleviare direttamente i sintomi della malattia e di migliorare la qualità di vita dei pazienti, andando oltre il semplice controllo sintomatico. A differenza delle terapie tradizionali — come beta-bloccanti o calcio-antagonisti — che agiscono in modo indiretto e aspecifico sulla funzione cardiaca, aficamten colpisce la causa meccanica della cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva, configurandosi come una terapia mirata sul sarcomero.

La reversibilità della sua azione consente inoltre una modulazione precisa dell’effetto farmacologico, rendendo necessario ed efficace il monitoraggio ecocardiografico della funzione sistolica per mantenere un equilibrio ottimale tra efficacia clinica e sicurezza. L’approvazione si basa sui risultati positivi dello studio di Fase 3 SEQUOIA-HCM, pubblicato sul New England Journal of Medicine. Dopo 24 settimane di trattamento, aficamten ha determinato un miglioramento significativo della capacità di esercizio rispetto al placebo, con un incremento del picco di consumo di ossigeno (pVO₂) pari a 1,8 mL/kg/min rispetto al basale, contro 0,0 mL/kg/min nel gruppo placebo (differenza LSM 1,74 mL/kg/min; p=0,000002). L’effetto è risultato coerente in tutti i sottogruppi pre-specificati, inclusi età, sesso e uso concomitante di beta-bloccanti. Dal punto di vista della tollerabilità, aficamten è risultato complessivamente ben tollerato.

La Redazione 

Source: PHARMASTAR