Un giro di affari e un numero di dipendenti che nel 2018 hanno raggiunto rispettivamente 11,6 miliardi di Euro e 43.000 addetti, in crescita del 4% e del 3,3% rispetto al 2017: questi sono i dati aggregati che hanno maggiormente caratterizzato l’aggiornamento del rapporto Nomisma "Industria 2030" dedicato alle cosiddette Fab13, le 13 aziende farmaceutiche medio-grandi a capitale italiano aderenti a Farmindustria (Dompè, Menarini, Molteni, Zambon, Abiogen Pharma, Angelini, Recordati, Chiesi, Italfarmaco, Mediolanum, I.B.N Savio, Kedrion e AlfaSigma) presentato a Roma presso il Senato della Repubblica.
Una crescita resa possibile dalla componente estera mentre il giro d’affari realizzato in Italia registra una leggera contrazione (-0,6%); gli investimenti effettuati dalle Fab13 in ricerca e sviluppo nel 2018 hanno registrato una sensibile crescita pari al 10,8% rispetto al 2017 per un valore che ha raggiunto il miliardo di Euro, pari ad un incremento del 10,8% rispetto al 2017, investimento che equivale all’8,7% dei ricavi.
Per far sì che questa crescita continui, e che le Fab13 possano continuare ad investire e mantenere la produzione in Italia, occorre che si proceda con la riforma con la governance del farmaco, in particolare per quel che riguarda la stabilità dei prezzi dei farmaci inseriti nel prontuario nazionale e i criteri utilizzati dallo Stato e dalle agenzie regolatorie per indirizzare le proprie decisioni, oggi basati principalmente su presupposti economici e non scientifici. Pertanto le aziende farmaceutiche richiedono una semplificazione del sistema, una revisione del meccanismo del payback per le cure innovative e un riequilibrio del rapporto esistente fra la spesa territoriale e la spesa ospedaliera.
Dino Biselli
Source: Aboutpharma