Pazienti Covid-19 guariti: necessità di indagini di follow-up

Si tratta di un argomento che, complice lo stato di emergenza generato dal drammatico aumento delle infezioni da Covid-19 e della relativa crescita di pazienti ospedalizzati e di decessi, è rimasto finora sottotraccia e non è ancora entrato a far parte delle materie di dibattito sulla gestione della pandemia. Tuttavia, le conseguenze a lungo termine sull’organismo di coloro che hanno avuto la malattia e poi ne sono guariti sono ancora argomento di indagine, anche se in questi mesi è stato effettuato qualche studio, anche non scientificamente strutturato, di follow-up.

Uno di questi esempi è quello che tuttora condotto presso l’Ospedale di Perugia, dove il Dottor Stefano Baglioni, a capo della Pneumologia del Santa Maria della Misericordia, ha riportato che una buona percentuale di pazienti colpiti dal Covid-19 nella prima ondata, una volta guariti  riportavano complicanze polmonari importanti, soprattutto coloro che erano stati ventilati o intubati.

Il Dottor Baglioni, che ha già anticipato di voler riprendere la sua indagine con pazienti della seconda ondata ma con una sua maggiore strutturazione, ha inoltre riportato che molti pazienti guariti non hanno registrato solo complicanze respiratorie ma anche vascolari.

I sintomi più comuni sono la tosse persistente anche a distanza di tempo, l’affanno che in genere nelle forme meno gravi dopo 6-8 settimane regrediscono e in quelle più gravi peggiora. E’ importante vederli subito perché alcuni pazienti possono essere inviati alla riabilitazione respiratoria per recuperare la funzionalità

Quanto testimoniato dal Dottor Baglioni sembra coerente con gli esiti di altri studi relativi alla fase respiratoria che hanno dimostrato che una buona percentuale dei pazienti soffre di complicanze polmonare, anche fibrotiche, post-Covid, e che l’età media di tali pazienti, 61 anni, indica che anche i giovani possono avere conseguenze.

 

Dino Biselli

Source: La Nazione