Presidente Cattani di Farmindustria contro la tassazione extraprofitti nel settore farmaceutico

Allo scopo di rispondere alle forti difficoltà economiche generate dal ritorno dell’inflazione e dalle tensioni geopolitiche causate in primis dall’invasione della Russia in Ucraina, da più parti, complice anche il clima elettorale, si sta richiedendo la tassazione dei cosiddetti extraprofitti registrati dalle aziende che fanno parte di alcuni determinati settori che, nell’ultimo biennio, hanno ottenuto (secondo alcuni opinionisti) degli “oggettivi” vantaggi sul mercato grazie a fattori extra-economici.

Fra questi settori è stato ricompreso anche quello farmaceutico, e il neo presidente di Farmindustria Marcello Cattani ha rilasciato delle dichiarazioni per fare chiarezza su questi punti.

Da diversi giorni si sente incredibilmente parlare dell’urgenza di tassare gli extraprofitti - presunti - dell’industria farmaceutica. Le nostre imprese in questi anni così difficili hanno sempre dato il massimo per garantire la disponibilità dei farmaci ai cittadini. Non hanno mai fermato la produzione cambiando addirittura, spesso repentinamente, le linee produttive per evitare carenze di medicinali. È così che è stata assicurata la continuità delle cure ai pazienti.

Il nostro settore si confronta oggi in Italia con aumenti dei costi dell’energia del 600% rispetto a un anno fa, con un’inflazione di addirittura l’8,4% e con prezzi al consumo dei farmaci con prescrizione scesi dell’1%. Senza dimenticare la svalutazione dell’euro rispetto al dollaro, valuta con la quale si pagano i principi attivi che provengono per l’80% da Cina e India.

Il Presidente Cattani ha quindi ricordato che ad oggi le imprese del farmaco sono soggette al cosiddetto payback, il ripiano dello sfondamento dei tetti di spesa farmaceutica pubblica che sono palesemente sottostimati, e costato sinora miliardi di euro alle imprese. Inoltre, l’industria farmaceutica non trasferisce sui prezzi finali, che sono negoziati e amministrati, l’aumento di questi costi.

È quanto mai non veritiero e inappropriato parlare quindi di extraprofitti di un settore che nel nostro Paese è un pilastro essenziale per la salute dei cittadini, l’economia e l’occupazione, cresciuta in questi anni di crisi molto più della media (+9% negli ultimi 5 anni rispetto a +1% della media). Ci aspetteremmo piuttosto l’urgente definizione di una strategia nazionale per consolidare e rilanciare l’attrattività della filiera della salute. Vogliamo continuare a credere e investire nel Paese, con l’impegno di un settore che cresce molto sui mercati esteri e che è il primo al mondo per investimenti in ricerca e innovazione.

 

Dino Biselli

 

Fonte immagine: Fortune Italia

Source: Il Sole 24 Ore Sanità