Sanità italiana, fuga di talenti: l’analisi di Hunters Group

Il Sistema Sanitario Italiano si trova ad affrontare un equilibrio complesso: a fronte di un investimento pubblico di circa 30.000 euro per formare un singolo studente di infermieristica, il Paese agisce di fatto come un incubatore di competenze per i mercati esteri. Un fenomeno che genera un trasferimento di valore verso sistemi sanitari internazionali che intercettano professionisti già formati, rendendo complesso il consolidamento degli organici nazionali. La principale spinta alla mobilità internazionale è dettata dal gap salariale: in Italia, la RAL media di un infermiere si attesta sui 32.400 euro, contro una media UE di 39.800 euro. Paesi come Germania, Svizzera e Norvegia offrono condizioni economiche nettamente superiori, con salari anche del 70% più alti, adottando strategie di recruiting proattive. “Non stiamo solo assistendo – precisa Silvia Movio, Director di Hunters Group – a una semplice migrazione professionale, ma a un vero e proprio paradosso economico e sociale: l’Italia investe per formare eccellenze che trovano all’estero condizioni più attrattive. Stiamo perdendo capitale umano preziosissimo che nessuna tecnologia potrà mai compensare. Diventa fondamentale lavorare sull’attrattività complessiva del sistema”.

Il gap tra domanda e offerta resta elevato: per i laureati in ambito sanitario e paramedico, l’irreperibilità sfiora il 93,3%. Tra le figure più difficili da reperire emergono specialisti in terapie mediche, infermieri, ostetriche, medici generici e professioni riabilitative, mentre cresce la competizione per ruoli come Clinical Research Associate, Medical Advisor e specialisti in farmacovigilanza. La difficoltà di reperimento è legata soprattutto alla scarsità di candidati e a una maggiore attenzione verso condizioni di lavoro e prospettive di carriera, con il privato spesso più competitivo. Il quadro è aggravato dall’inverno demografico: entro il 2027 si prevede l’uscita di circa 50.000 medici, mentre il 96% dei nuovi ingressi servirà a coprire il turnover. Gli occupati over 50 sono più del doppio degli under 34, con un impatto crescente sulla sostenibilità del sistema.

A questa situazione si aggiunge la sfida della transizione digitale. Nonostante le risorse del PNRR, la carenza di competenze adeguate rischia di rallentare l’implementazione dei progetti. Le competenze richieste spaziano dall’uso della telemedicina e delle cartelle cliniche elettroniche alla cybersecurity, fino all’integrazione di soluzioni avanzate come automazione e intelligenza artificiale. I professionisti sanitari dovranno saper interpretare dati complessi per supportare decisioni cliniche efficaci. Tuttavia, il reclutamento internazionale rappresenta solo una soluzione parziale: secondo Silvia Movio, le barriere linguistiche, burocratiche e la minore competitività del sistema Italia limitano l’efficacia di questa strategia. Diventa quindi essenziale rafforzare l’attrattività del settore attraverso migliori condizioni di lavoro, percorsi di crescita e una visione di lungo periodo.

La Redazione 

Source: HUNTERSGROUP